Spider-man: Grim Hunt

presentato su The Amazing Spider-Man #634-637

 

Non è mai semplice, per uno scrittore di comics, avere a che fare con Sergei Kravinoff e discendenza. Se è pur vero che nel fumetto americano ogni morte non è mai definitiva – prima o poi pure Gwen Stacy tornerà in vita, lo sappiamo tutti – non deve essere stato poco il timore referenziale che Joe Kelly ha provato nel confrontarsi con quello che, di fatto, è il seguito di quel Kraven’s Last Hunt di De Matteis che tanto è rimasto nel cuore di ogni lettore dell’Arrampicamuri.

Senza troppi peli sulla lingua: questo Grim Hunt non raggiunge i fasti della storica saga che ha portato alla morte di Kraven il cacciatore, né tantomeno ci si avvicina. Se alle matite abbiamo uno strepitoso Lark – che personalmente vorrei vedere più spesso su Amazing – Grim Hunt non raggiunge mai quel senso di epicità, tensione e angoscia che han fatto la fortuna del suo “prequel”. La trama, a ben vedere,parte da premesse molto semplici e quasi banali: la famiglia Kravinoff intende riportare in vita il primo Kraven attraverso un rituale che prevede la caccia ai diversi “ragni” dell’Universo Marvel, da Madame Web a Kaine, passando ovviamente Peter Parker. Il ritmo della storia resta buono, con Kelly che dona spessore ai dialoghi e ai personaggi e riesce a rendere bene il senso di “emergenza” provato da l’Uomo Ragno e soci. Ciò che delude però, dopo un inizio davvero ottimo e coinvolgente, è il netto calo qualitativo che si nota dopo le prime due parti della storia. Non basta il piccolo colpo di scena del terzo atto a togliere la sensazione che le idee, nella seconda metà della storia, siano un po’ finite, né si può certo dire che il finale sia dei più memorabili.

Tutto sommato questo Grim Hunt è sì una occasione sprecata, ma resta comunque un buon story arc, che vale il prezzo del biglietto. Nulla che faccia gridare al miracolo, ma di certo una conferma del buon stato di salute della principale testata ragnesca.